All’Inps il Tfr delle aziende con 50 dipendenti. E torna il silenzio-assenso per la previdenza integrativa

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Un emendamento del governo alla Manovra 2026 cancella il carattere «libero e volontario» dell’adesione ai fondi complementari

Addio al Tfr in azienda

Dal 1° gennaio 2007 i datori di lavoro privati (esclusi i domestici) con almeno 50 dipendenti sono obbligati a versare al Fondo di tesoreria Inps le quote di Tfr maturate dai lavoratori e non destinate alla previdenza integrativa. Oggi l’obbligo riguarda i datori di lavoro che soddisfano il limite dimensionale (50 addetti) nel primo anno di attività. L’emendamento del governo ne estende la portata: con effetto sui periodi di paga decorrenti dal 1° gennaio 2026, vi saranno tenuti anche i datori di lavoro che raggiungano la soglia dei 50 addetti negli anni successivi a quello d’inizio attività, facendo riferimento alla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente.

Prima assunzione

L’emendamento, inoltre, cancella il carattere «libero e volontario» della previdenza integrativa. A partire dal 1° luglio, infatti, i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, esclusi quelli domestici, aderiranno automaticamente alla previdenza complementare, verso il fondo pensione collettivo individuato da un accordo o contratto collettivo, anche territoriale o aziendale. L’adesione comporterà il conferimento dell’intero Tfr maturando e di contributi, sia a carico del datore di lavoro sia del lavoratore, al fondo pensione. Il contributo del lavoratore non sarà dovuto nel caso in cui la retribuzione annuale lorda erogata dal datore di lavoro sia inferiore al valore dell’assegno sociale (539 euro mensili nel 2025). Entro 60 giorni dalla data di assunzione il lavoratore avrà comunque la possibilità di rinunciare all’adesione e di:

  • conferire l’intero Tfr maturando a un’altra forma di previdenza complementare di libera scelta;
  • mantenere il Tfr in azienda, come «buonuscita», con possibilità di successiva revoca.

Assunzioni successive

Dal 1° luglio, inoltre, con riferimento ai lavoratori non di prima assunzione, contestualmente all’assunzione il datore di lavoro sarà tenuto a fornire informativa sugli accordi collettivi in tema di previdenza complementare e a verificare quale sia stata la scelta fatta dal lavoratore in precedenza, facendosi rilasciare apposita dichiarazione. Qualora il lavoratore non abbia fatto una scelta pregressa, scatterà il meccanismo di adesione automatica previsto per i lavoratori di prima assunzione, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni.