Lavoro domestico: l’assistenza è a rischio. L’Italia invecchia e il lavoro regolare diminuisce

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Entro il 2035 i giovani caleranno di altri 1,3 milioni, mentre gli anziani aumenteranno di quasi 2,8 milioni, con un ulteriore boom degli ultraottantenni (+17%)

di Redazione

A scattare questa fotografia è il Rapporto 2025 di Assindatcolf “Family (Net) Work – Laboratorio su casa, famiglia e lavoro domestico”, presentato al Chiostro del Bramante con la partecipazione di Censis, Effe, Idos e dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, nell’evento “Lavoro domestico e welfare familiare”.

Popolazione invecchiata e più anziani che vivono soli

Tra il 2005 e il 2025 la popolazione under 17 è scesa dell’11,5%, mentre gli over 65 sono aumentati del 28,8% e gli ultraottantenni del 61,4%. Le previsioni indicano che nel 2035 i giovani scenderanno a 7,4 milioni, mentre gli anziani raggiungeranno 17,3 milioni.

A crescere è anche il numero di over 65 che vivono soli: erano 3,7 milioni nel 2014, sono 4,5 milioni nel 2024 e diventeranno 6,2 milioni nel 2044.

“L’Italia avrà sempre più bisogno di cura – sottolinea il presidente Assindatcolf Andrea Zini – e società e famiglie dovranno organizzarsi per garantire assistenza quotidiana.”

Lavoro domestico regolare in calo

Nonostante l’aumento della popolazione anziana, il lavoro domestico regolare è in forte diminuzione. I lavoratori iscritti all’Inps sono passati da 975 mila nel 2021 a 817 mila nel 2024 (–16,2%). Per la prima volta le badanti (413.000) superano le colf (404.000), confermando la crescente domanda di assistenza.

La forza lavoro invecchia:

  • gli under 29 sono dimezzati (da 71.000 a 35.000),
  • la fascia 30–54 anni cala del 25%,
  • gli over 55 sono gli unici in crescita (+6,1%).

In parallelo diminuiscono anche i datori di lavoro domestico: 919.576 nel 2023, contro 988.529 nel 2022.

Boom del lavoro nero e costi sempre più elevati

Il Rapporto segnala un aumento dell’irregolarità: dal 50,2% del 2020 al 53,3% del 2023, a fronte di una media nazionale del 12–13%.

“Non è un problema morale – spiega Zini – ma il sintomo di un sistema che scarica sulle famiglie l’intero peso dell’assistenza”.

Una badante convivente a tempo pieno può arrivare a costare 1.800 euro al mese, mentre detrazioni, deduzioni e incentivi restano insufficienti. A complicare ulteriormente la situazione sono i decreti flussi, giudicati troppo lenti e non adeguati alle reali esigenze delle famiglie.