Legge di Bilancio 2026: IPOTESI di Irpef ridotta per aumenti contrattuali,straordinari ,turni e festivi

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Le proposte del ministero del lavoro in vista della presentazione della Manovra. Cosa cambia per salari, pensioni e ammortizzatori sociali

di Daniele Cirioli

Il Fisco in aiuto dei salari. Infatti, sugli aumenti retributivi corrisposti dal 1° gennaio 2026, per effetto di rinnovi contrattuali, si pagherà il 10% di Irpef per tre anni, fino al 31 dicembre 2028. Idem, ma solo per l’anno prossimo e fino a 4mila euro d’importo, su maggiorazioni e indennità per lavoro straordinario, notturno, a turno e festivo. Sono queste alcune delle misure proposte dal ministero del lavoro in vista della presentazione del ddl di bilancio 2026. Tra le altre ipotesi allo studio, anche un nuovo semestre di silenzio-assenso per il conferimento del Tfr ai fondi pensione e la proroga delle misure di prepensionamento.

Meno tasse sulla retribuzione

Lo sconto fiscale, come accennato, si applicherà agli incrementi retributivi previsti dai rinnovi contrattuali: Irpef al 10% fino al 31 dicembre 2028. La misura fa coppia con quella, sempre fiscale, relativa alle maggiorazioni e indennità per lavoro straordinario, notturno, di turno e festivo: per l’anno 2026, se dovessero passare le proposte del ministero del lavoro, si pagherà un’imposta del 10% sostitutiva dell’Irpef ordinaria (35-40%), nel limite di 4.000 euro lordi.

Cosa cambia per i fringe benefit

Nell’anno 2026 i premi di risultato saranno tassati al 10% per l’importo complessivo di 4mila euro lordi, se erogati a lavoratori il cui reddito è superiore a 80mila ma non a 100mila euro. La parte eccedente pagherà la tassazione ordinaria.

I rinnovi dei Ccnl

Tra le proposte del ministero del lavoro, c’è anche una sorta di perequazione automatica delle paghe. Infatti, dal 1° gennaio 2026, in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro 24 mesi, le retribuzioni saranno adeguate alla variazione dell’Ipca (Indice dei prezzi al consumo armonizzato, al netto dei beni energetici), entro il tetto del 5% annuo, fino a rinnovo contrattuale. Inoltre, per i Ccnl il cui rinnovo ci sarà dal prossimo 1° gennaio, gli effetti economici potranno decorrere dalla scadenza del contratto rinnovato e, in ogni caso, non prima del 1° gennaio 2026.

Come cambierà la previdenza integrativa

Il 1° aprile 2026 si aprirà un nuovo semestre di adesione alla previdenza integrativa, tramite la procedura del silenzio-assenso. A tutti i lavoratori che, alla predetta data, hanno mantenuto, in tutto o in parte, il trattamento di fine rapporto presso il proprio datore di lavoro, verrà dato di scegliere, esplicitamente, entro il 30 settembre 2026 se mantenere il Tfr in azienda; in assenza di scelta, dal 1° ottobre il Tfr maturato dal lavoratore è trasferito al fondo pensione collettivo previsto dalla contrattazione collettiva ovvero al fondo pensione residuale (fondo Cometa).

Altra novità attribuirà ai fondi pensione il potere di modificare la misura dei contributi e delle prestazioni (le pensioni), in corso di pagamento e future, qualora si trovino in difficoltà per carenza del patrimonio in relazione agli impegni finanziari.

Infine, in arrivo una pensione integrativa d’invalidità. I fondi pensione, infatti, dovranno garantire agli iscritti, tramite polizze assicurative, anche le prestazioni contro i rischi di non autosufficienza ovvero per le terapie di lungo corso, c.d. «Long Term Care». I contributi, di norma, andranno a carico del datore di lavoro; altrimenti verrà destinata una quota dei contributi pagati al fondo pensione, a carico sia del lavoratore sia del datore di lavoro o committente.

Le novità per la prestazione universale

L’importo è di 1.382 euro mensili. Ne hanno diritto gli anziani con almeno 80 anni d’età, già titolari d’indennità di accompagnamento e con Isee fino a 6mila euro. La Manovra, secondo le proposte del ministero del lavoro, vorrebbe ampliare la platea di beneficiari innalzando l’Isee a 12.000 euro. A settembre 2025 risultano circa 5mila domande di prestazione universale; con l’aumento dell’Isee dovrebbero passare a 25mila.

Proroghe e nuovi termini per la Cigs

Diverse le proroghe delle misure sugli ammortizzatori. Una novità prevede di ampliare da 7 a 30 giorni il termine, perentorio, di presentazione delle domande di Cigs (oggi se non rispettato il termine di 7 giorni, la Cigs decorre dopo 30 giorni dalla domanda).

Decontribuzione Sud per le grandi imprese

La notizia interessa i datori di lavoro privati, esclusi agricoli e domestici, che non rientrano nella nozione UE di microimpresa o Pmi. Sui lavoratori nuovi assunti a tempo indeterminato dal prossimo anno nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, avranno diritto all’esonero dal pagamento dei contributi Inps, con esclusione dei premi Inail, per gli anni dal 2026 al 2029 in misura del 30% per il 2026; del 25% per il 2027; del 20% per il 2028; del 15% per il 2029.